Attenzioni non richieste

Luna Park Prada, novembre 2017

Da impegnatissimo a disimpegnatissimo, con un salto nella virtual reality che per quanto mi riguarda è durato 93 secondi.
L’altro giorno mi hanno chiesto che cos’è l’arte e io ho detto che deve essere esattamente quello che vuoi fare. Non so perché mi viene in mente ora, ma forse è proprio la commistione selvaggia di linguaggi in mostra che mi ci fa pensare.

Per quanto riguarda la  VR, one must like it e mi fermo qui. Io già sopportavo a fatica l’odore del disinfettante sulla maschera. E una considerazione: tutta sta fatica per riproporre la realtà. Meditate, gente, meditate, diceva qualcuno tanto tempo fa.

Uscendo, per tirarsi su, due cazzoni altissimi, uno di panna ghiacciata direi, l’altro che fuma e in mezzo un grandioso arco di trionfo di ispirazione dannunziana. Felice interprete di se stessa la sciura Pina, una donna delle pulizie in carne e ossa che asciuga in continuazione la – chiamiamola deiezione – del nostro appagato signore.
Meravigliosi Gelitin.

Poi si può poi soffrir di nuovo a volontà con le gradi tele di Golub che descrivono nel dettaglio e larger than life le peggio atrocità della guerra, anche su grands transparents.
Continuando, ecco gli allegri artisti di Chicago, i Famosi Artisti di Chicago, immersi in una carta da parati molto natalizia, mostri fosforescenti, travestiti, maschere, manca solo il trenino per girarci in mezzo.

E per finire Westermann all’ultimo piano. Questi sì che sono deliziosi robot, sculture, giocattoli, teste di pinocchio e scatole di Cornell un po’ più cattivelle, per chiudere in gran bellezza col circo. Pas mal du tout.

Ps: Niente foto, quello che vedete è il pavimento della Fondazione Prada.
Le mostre andate a vederle.